Anche gli Influencer piangono: cosa sono e perché molti sembrano odiarli

pubblicato venerdì 12 aprile 2019 da Alessandro Piconi

In questi giorni ha fatto molto parlare di sé l’influencer 21enne americana Jessy Taylor che ha subito un blocco temporaneo del suo account su instagram e che ha affidato tutto il suo sfogo ad un video su youtube di 4 minuti pieno di lacrime e disperazione.

I commenti sui social network non sono stati molto empatici: da “Spreco di ossigeno!” a “ed è qui,in questi casi...che capisco e do'ragione a i talebani.”

Alcuni addirittura hanno cominciato ad organizzarsi per segnalarla ulteriormente e farle chiudere definitivamente l’account.

Jessy Taylor non è la prima e non sarà l’ultima influencer che raccoglierà le ire della grande tribuna del web per qualcosa che ha detto/fatto (es. Chiara Ferragni).

Ma cos’è un influencer? E perché c’è chi lo ama, ma anche chi lo odia?

Come si intuisce dalla parola stessa influencer  può essere maccheronicamente tradotto con influenzatore, ovvero chi è in grado di influenzare altre persone. Nel mondo del web questo si traduce in personaggi che usano i social, per lo più instagram e twitter, e che hanno un pubblico che gli riconosce carisma e/o autorevolezza rispetto a determinate tematiche. In sintesi si tratta dei buon vecchi “opinion leader” di sociologia, ma con internet a banda larga.

Come guadagna un influencer?  Allo stesso modo di come guadagnano i testimonial, con una piccola differenza: mentre il testimonial si può prestare a settori diversi da quello che lo hanno reso celebre (giocatore di calcio - spot di prodotti per la casa), gli influencer rimangono nel loro ambito di competenza, facendosi ambasciatori del prodotto che pubblicizzano presso il proprio pubblico.

Ecco quindi perché i follower sono così importanti: non si può essere influencer senza di essi.

A molti il lavoro di influencer può sembrare banale, ma non lo è affatto: quello che sembra caso o spontaneità, nella maggior parte dei casi è invece pianificato a tavolino, come qualsiasi altro lavoro. Arrivare ad acquisire la fiducia di un pubblico ampio richiede empatia e la creazione di un personaggio coerente da portare avanti. Non significa che l’influencer è un bugiardo, ma che, come ogni personaggio pubblico, non può essere senza filtri. Essere considerati delle autorità in un determinato settore e conservare questa stima del pubblico significa anche selezionare i prodotti da promuovere, proprio perché la cosa peggiore che può capitare è quella di perde la stima dei follower.

La risposta quindi al “perché c’è chi li ama” è immediata, ma perché invece c’è chi li odia?

Il lavoro degli influencer si basa sulla visibilità, che deve essere sempre accresciuta e nella morale comune l’umiltà è un valore. Il “non farsi notare” viene visto quasi come un segno di rispetto per il prossimo, mentre la superbia, o presunta tale, è un peccato capitale.

Inoltre c’è la sensazione che gli influencer “guadagnino soldi facili senza fare un lavoro vero” (cosa che è intuitivamente falsa) e questo sembra risultare intollerabile a chi fa un lavoro diverso.