Meme: la realtà che imita se stessa

pubblicato martedì 4 giugno 2019 da Marco Forti

Se state leggendo questo articolo è molto probabile che abbiate già sentito parlare di un "meme", o che comunque ne abbiate visto e magari condiviso qualcuno attraverso Facebook o Whatsapp o Instagram.

Cos'è un meme?

l'origine del termine viene sia dalla parola greca "mímema", che significa "imitazione" che dalla parola gene.  Il biologo Richard Dawkins, nel suo saggio "il gene egoista" pone le basi del concetto di meme, identificandolo come un'entità di informazione replicabile. È assimilabile proprio al concetto di "gene" nel senso che la sua struttura e il suo modo di propagarsi sono simili a quelli del gene nell'ambito della genetica. Esiste anche una scienza che ne studia gli aspetti: la memetica. Anche il nome meme ricorda proprio l'atto di mimare, ovvero di imitare. E imitare è proprio una delle caratteristiche principali del meme. Usare uno o più elementi grafici, a volte modificati, per esprimere un concetto semplice. Generalmente un meme non ha contenuti complessi da comprendere, anche se può averne di nascosti / messaggi subliminali.

Come si diffonde un meme? Principalmente attraverso il web, sui social network come Facebook o Instagram o sulle app come Whatsapp o Telegram. In alcuni casi, in base al messaggio veicolato, si diffonde all'interno di specifici gruppi. La forza di un meme, e quindi il suo essere virale come diffusione, può essere esplosiva. Ma altrettanto velocemente può scemare perché non più di moda, o perché ci si è stancati di vedere sempre la stessa immagine e si smette improvvisamente di condividerla.

Alcuni esempi di meme:

Un meme può nascere da un frame di un video musicale (come ad esempio il video di Drake della canzone Hotline Bling).

Il concetto veicolato è basilare, ovvero "questa cosa mi piace, quest'altra mi fa schifo".

Il frame in questo caso è perfetto, per la mimica e l'espressività di Drake all'interno del video. In realtà sono stati presi due frames e affiancati in modo da creare due momenti distinti.

Questo meme è particolare perché non vive di vita propria ma viene sempre utilizzato all'interno di altri fotomontaggi con immagini esplicative di cosa ci piace e cosa no (affiancandole al fotogramma in cui Drake approva o a quello in cui rifiuta).

 

 

 

Altri esempi di meme piuttosto famosi e diffusi sono quelli di un ragazzo che, guardando in camera, mima il gesto di usare la testa. Questo meme viene utilizzato solitamente per commentare un post o una notizia in maniera divertente e goliardica mettendo il risalto la stupidità di una soluzione che si sta applicando; un po' come a dire: hai visto? Mica sono scemo, io uso la testa! Questo meme, al contrario della maggior parte degli altri, è uno di quelli che viene utilizzato senza aggiungere frasi o concetti che ne rafforzino il messaggio veicolato.

Un altro meme molto diffuso, che probabilmente avrete già visto unito ad alcune frasi ad effetto è quello che vede protagonista il compianto Gene Wilder. È un fotogramma preso dal film in cui l'attore è in posa con la mano che sorregge la testa e l'espressione sorridente di chi ascolta pazientemente che l'interlocutore gli dica qualcosa di noioso o scontato, o magari che gli dica che una notizia è falsa quando in realtà è vera, o che adduca scuse riguardo a un comportamento scorretto.

Particolarmente diffusi in Italia ad esempio sono i meme che vedono protagonisti Lionel Messi, e l'attore Luca Marinelli nei panni de "lo zingaro" nel film "Lo chiamavano Jeeg Robot". Il primo è spesso utilizzato per simulare la risposta "ma che stai dicendo?"; un po' italiano come concetto visto il gesto della mano col pugno chiuso e le dita allungate, che viene spesso associato al nostro modo italiano di mimare il dubbio o un diniego. Il secondo invece, di chiara ispirazione romana vista la provenienza del film da cui è tratto, vede protagonista il personaggio de "lo zingaro", che all'interno del film, spesso con fare intimidatorio chiedeva spiegazioni riguardo a cose. Anche questo meme viene utilizzato in vari contesti, spesso unitamente a una domanda precisa che attende una risposta che nel contesto non viene data direttamente perché scomoda.

 

Molti altri meme esistono, tra cui quelli dedicati alla Regina Elisabetta, che basano la loro goliardicità sulla sua longevità, o quelli basati su "Hide the pain Harold" un uomo di nome Arató András divenuto famoso per la sua espressività, come qualcuno che sorride pur nascondendo il dolore. Arató è particolarmente condiviso su Whatsapp, ed ha anche degli stickers a lui dedicati su Telegram.

È possibile fermare la diffusione di un meme? Forse, ma il rischio è quelle di incorrere nell'Effetto Streisand, così chiamato per l'effetto che ebbe il tentativo di Barbara Streisand di bloccare la diffusione della foto della sua villa. La Streisand citò in giudizio il fotografo che scattò la foto e il sito che la diffuse, ma la grande diffusione della notizia generò l'effetto contrario, ovvero quello della condivisione massiva e della grande visibilità.