La bufala: alimento per lo stomaco o per la paranoia?

pubblicato martedì 27 novembre 2018 da Marco Forti

Come il mondo del web ha alimentato senza freni un fenomeno presente da sempre nella storia della comunicazione.

Quando sentite parlare di "bufala" cosa vi viene in mente? La famosa "mozzarella di bufala"? Oppure l'animale bufala? O magari proprio quello che in questi ultimi anni viene identificato come una bufala, o una falsa notizia, e che approfondiremo in quest'articolo.

L'etimologia del termine bufala si perde nella tradizione popolare, per diventare poi di uso comune a indicare una fregatura o una notizia falsa. Secondo l'Accademia della Crusca tra le papabili origini del termine ci sarebbe un malcostume dei ristoratori romani che sovente spacciavano la carne di bufala per quella di vitella, considerata più pregiata e quindi più costosa. Da questo assunto il termine bufala avrebbe preso un accezione negativa anche in campo cinematografico, indicando una proiezione scadente; un'altra probabile origine del termine riguardava l'abitudine di alcune donne romane negli anni 40 di applicare come suola delle scarpe il cuoio di bufala, più scivoloso di quello di vitello. Nei giorni di pioggia era facile scivolare con queste scarpe, e quando le donne vittime degli scivoloni venivano portate al pronto soccorso il personale esclamava "ecco un'altra bufala"!. Di contro, pensando a un'accezione quantomai positiva del termine bufala, si può fare riferimento alla mozzarella , indicando un alimento di qualità superiore fatto appunto con latte di bufala e più costoso rispetto al latte di mucca, ma anche alla carne di bufala, molto ricercata. In pratica è solo negli ultimi anni che si è dato un nome e una collocazione più precisa a qualcosa che con tutta probabilità è sempre esistito come fenomeno di comunicazione.

Come le bufale trovano terreno fertile per pascolare nell'Agro Pontino, così quelle mediatiche attecchiscono e si diffondono nel web. È proprio nell'era di internet che da qualche anno le bufale hanno iniziato a diffondersi a macchia d'olio, spesso invisibili anche alle persone più attente.

Secondo uno studio pubblicato da Adnkronos circa l'82% degli italiani non è in grado di riconoscere una bufala sul web. Il dato in sé potrebbe non essere allarmante, ma lo diventa se pensiamo all'effetto che le bufale hanno nelle persone che le ritengono notizie fondate e verificate, e che di fatto compongono l'opinione pubblica. A volte riconoscere una bufala non è semplice, specialmente quando questa è costruita ad arte mescolando informazioni reali e comprovate da fatti con altre palesemente false. Questo tipo di mix è deleterio poiché rende oltremodo difficile bloccare la diffusione in rete e la condivisione delle informazioni. Non è sufficiente che sotto a un qualsiasi post di Facebook con una bufala condivisa vi siano persone dotate di buon senso e di fonti di informazione che smascherino la bufala, poiché la verità rimarrebbe solo sotto a quel post e non verrebbe condivisa. È proprio la condivisione di una notizia vera, o di uno sbugiardamento di una bufala che fa la differenza e arriva a più persone possibili. Contrastare in questo modo, praticamente con la stessa arma della condivisione è proprio uno dei modi migliori di combattere le bufale.

Navigando in rete o sui social network più diffusi sicuramente ci sarà capitato di leggere (e magari anche di condividere) delle fake news. Vediamo insieme alcuni degli strumenti che ognuno di noi ha a disposizione per riconoscerle ed evitarne così la condivisione:

TITOLI SENSAZIONALISTICI: Non troveremo facilmente una bufala con un titolo discreto, chiaro e centrato sull'argomento dell'articolo. La prima cosa che si legge di un articolo è proprio il titolo, e quello delle fake news è proprio creato ad arte per catalizzare l'attenzione facendo leva su argomenti caldi come politica, scandali, immigrazione, violenza.

IMMAGINI e FOTO: Quelle scelte per la bufala possono essere immagini prese da altri articoli di altri quotidiani online o immagini di repertorio, dunque immagini vere, oppure fotomontaggi creati ad arte e spesso di pessima qualità. A volte vengono immortalati personaggi politici o dello spettacolo prendendo fotogrammi particolati da un filmato che possano enfatizzare la bufala all'interno del messaggio. Anche in questo caso un occhio attento riconoscerà un fotomontaggio, mentre uno meno esperto dovrà cercare se c'è correlazione tra l'immagine scelta e il contenuto dell'articolo.

CONTENUTO: Come potrete facilmente intuire è proprio questa la parte più importante della fake news, quella dove si concentra tutto il messaggio. E non ho usato il termine concentra casualmente, poiché la maggior parte delle bufale hanno poco da dire. Gli articoli sono piuttosto brevi, spesso scritti in un italiano stentato e pieno di errori di ortografia, e dopo pochissime righe, se non immediatamente, si arriva subito all'argomento a cui il titolo fa riferimento. Non ci sono quasi mai distinzioni tra fatti riportati e considerazioni personali, come non ci sono frasi che cerchino in qualche modo di smorzare toni accesi o di non fomentare sentimenti negativi nel lettore. Non si prova ad argomentare ma ci si limita a fomentare sentimenti negativi come odio, razzismo e misantropia. Gli argomenti principali, come già accennato in precedenza riguardano:

Politica: da sempre è un tema tanto sentito dal cittadino e altrettanto enorme è la quantità di bufale che orbitano intorno all'argomento. È guerra aperta tra i vari schieramenti politici, e in prima linea ci sono proprio alcuni tipi di bufale, che vengono create ad arte per indirizzare l'opinione pubblica da una parte politica gettando fango sull'altra. Quante volte vi è capitato di leggere immagini associate a noti personaggi pubblici o politici. E chissà quante volte avrete letto di loro dichiarazioni che in realtà erano bufale confezionate ad arte.

Immigrazione: un tema ripreso costantemente dalle tv e dalla carta stampata e che trova nella fake news il suo climax. Viene diffuso odio verso lo straniero in generale, e in particolare verso le persone di colore. Secondo un articolo dell'Ansa in cui si fa riferimento a un rapporto Eurospes, la percezione del numero degli immigrati nel nostro paese è superiore al numero effettivo. Solitamente il tema dell'immigrazione viene contestualizzato all'interno dei prossimi.

Violenze, stupri e omicidi: Fateci caso, nella cronaca di tutti i giorni ci sono notizie inerenti questi argomenti, ma specialmente nelle fake news questi termini, oltre a fare naturalmente presa sul lettore generando una curiosità morbosa, sono solitamente associati proprio agli immigrati, e risalendo la fonte l'associazione culmina in chi permette agli immigrati di approdare in Italia, ovvero la politica in generale.

Parlando proprio di fonti, questa è una delle possibilità che si dovrebbe sempre tenere in conto prima di considerare un fatto come reale. Controllate sempre l'attendibilità della persona o del sito che pubblica un articolo o condivide un post. Controllate in primis l'indirizzo del sito, che sia un sito reale di informazione o una reale testata giornalistica. Un esempio di diffusione di bufale si è avuto con il sito "ilgiomale": avete letto bene, "ilgioMale" scritto in minuscolo somiglia molto a "ilgiornale"; in molti hanno condiviso articoli del sito ilgiomale.it (attualmente per fortuna non più esistente) poiché leggendo velocemente il titolo non si sono mai accorti della differenza con il vero sito www.ilgiornale.it. Altra buona norma è informarsi sui canali ufficiali di cui l'argomento tratta, sia che si tratti di una frase detta da un politico o da un personaggio del mondo dello spettacolo, che dall'agenzia di stampa di una pubblica amministrazione o da un qualsiasi giornalista. In altre parole bisognerebbe sempre attuare un "fact-checking" per permetterci di escludere almeno in parte che ci sia la presenza di una bufala. Chi normalmente mette in dubbio o smaschera le bufale viene definito "debunker". Tra i siti web da tenere d'occhio ad esempio c'è www.bufale.net.

Alcuni siti quindi smascherano le bufale, ma esistono bufale a fin di bene? Direi di no, ma se il fin di bene è inteso come farsi una risata in maniera consapevole allora il discorso cambia. "Lercio" ad esempio (www.lercio.it) è uno di quei siti che diffonde notizie palesemente false create ad arte allo scopo di diversirsi e farsi due risate. Nato come alternativa al più serio e diffuso Leggo (www.leggo.it) ne condivide il colore rosso e lo stile del logo. La differenza tra un sito di questo tipo e un sito di bufale è sia nell'intento con cui vengono confezionate le notizie che nel contenuto e nelle immagini. La notizia non è mascherata in modo da sembrare vera ed avere le caratteristiche elencate in precedenza, ma è creata ad arte per identificarla da subito come fake news. Oltre ad avere anche una pagina Facebook, Lercio è diventato così diffuso e seguito da aver generato una pagina chiamata "Ah ma non è Lercio", che diffonde notizie curiose e strane a tal punto da sembrare bufale pur essendo vere.

In conclusione, fate sempre attenzione a considerare come vero un contenuto che vedete in rete, o che vi arriva sul vostro social network preferito o tramite Whatsapp o per email. Non si è mai completamente al riparo dalla disinformazione, e considerando che è capitato che media importanti o testate giornalistiche accreditate abbiano condiviso delle fake news cercate sempre almeno all'inizio di usare il buon senso e la cautela. Non siate paranoici e approfondite sempre i temi che vi interessano maggiormente, e date il giusto peso a quelli che invece ritenete più marginali. Purtroppo internet ha dato sempre più spazio e voce a quella categoria di persone che viene definita "AF" o analfabeti funzionali, e in caso siate tra questi (o lo siate stati) spero con questo articolo di avervi fornito qualche spunto in più per diradare la nebbia della disinformazione. Buona navigazione!